Disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD)

Il Disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) è un disturbo del neurosviluppo, che determina problematiche a carico del dominio cognitivo, comportamentale ed emotivo-relazionale.

Nel periodo scolare l’incidenza è del 3-5% con un rapporto maschi/femmine 4:1

Le cause del disturbo sono:

  • Organiche 
  • Genetiche
  • Ambientali 

E’ interessante notare che se tra le cause vi è quella ambientale, allora è possibile intervenire sull’ambiente per favorire comportamenti adattivi e attenuare comportamenti disadattivi. 

Le caratteristiche principali del disturbo sono livelli di disattenzione, iperattività ed impulsività inappropriati per la fase dello sviluppo in cui il soggetto si trova.

Classificazione diagnostica

In Italia per la diagnosi di ADHD si fa riferimento al sistema ICD-11 (OMS), che propone le se seguenti etichette diagnostiche

  • Disturbo da deficit di attenzione e iperattività presentazione prevalentemente disattenta (6A05.0)
  • Disturbo da deficit di attenzione e iperattività presentazione prevalentemente iperattivo-impulsiva (6A05.1)
  • Disturbo da deficit di attenzione e iperattività presentazione combinata (6A05.2)

I sintomi devono avere esordio da inizio infanzia a metà infanzia e devono essere presenti in almeno due differenti contesti di vita.

Caratteristiche cliniche

  • Disattenzione: difficoltà a mantenere l’attenzione per un periodo di tempo prolungato (es. divagazione dal compito, mancanza di perseveranza, disorganizzazione)
  • Iperattività: eccessiva e afinalistica attività motoria che si manifesta specialmente in momenti inappropriati (es. eccessivo dimenarsi, tamburellamenti delle dita, loquacità)
  • Impulsività: incapacità di inibire i comportamenti e difficoltà nel dilazionare la gratificazione

Comorbilità

La quasi totalità dei bambini con ADHD presenta qualche forma di difficoltà scolastica ed è frequente la presenza di comorbilità con:

  • Disturbi specifici dell’apprendimento 
  • Disturbi emotivi (disturbo d’ansia e depressione)
  • Disturbi del comportamento (disturbo oppositivo provocatorio e disturbo della condotta)

Diagnosi 

La diagnosi è clinica e prevede: 

  • Raccolta di informazioni da fonti multiple (genitori, insegnanti, educatori)
  • Intervista al bambino
  • Valutazione neuropsicologica, degli apprendimenti e di ulteriori elementi emotivi
  • Osservazione clinica strutturata o semi strutturata

Intervento

Una volta effettuata la diagnosi si individuano i metodi e gli strumenti riabilitativi e compensativi personalizzati in base al profilo cognitivo, neuropsicologico ed emotivo.

L’approccio terapeutico suggerito da tutte le pubblicazioni scientifiche è di tipo multimodale, che include ovvero il bambino, la famiglia e la scuola. 

L’intervento sul bambino (child training) avviene su più piani:

  • Neuropsicologico (componenti alterate del sistema cognitivo)
  • Psicoeducativo (autoistruzioni verbali, gestione delle contingenze, attività per il problem solving, il controllo e la consapevolezza delle emozioni in situazioni stressanti e autoregolazione)
  • Psicologico (area emotivo-motivazionale)

Il lavoro con il genitore e l’insegnante avviene sul piano psicoeducativo (parent/teacher training).

Il trattamento farmacologico in Italia è disponibile dal 2007, a seguito della costituzione di un registro nazionale e poi regionale, avente lo scopo di monitorare la prescrizione di metilfenidato e atomoxetina. 

Evoluzione nel tempo

Il disturbo ha una diversa espressività nelle diverse fasi evolutive e hanno persistenza per tutto l’arco di vita

I sintomi di iperattività tendono a diminuire con l’età, mentre i sintomi di disattenzione e la difficoltà di pianificazione permangono nel tempo. 

Bibliografia:

“I disturbi dell’apprendimento” a cura di Cesare Cornoldi – Il Mulino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scroll to Top